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Augusten Burroughs: una vita tra dipendenze e arte

Vi è mai capitato di non sapere cosa avete voglia di leggere e di inciampare (letteralmente) in qualcosa che mai vi sareste aspettati? Ecco, il mio incontro con Augusten Burroughs è stato proprio così: del tutto casuale. Scorrevo la libreria di casa con gli occhi e con le dita, sperando in un colpo di fulmine che illuminasse il periodo orribile che stavo vivendo. Libri già letti, libri dai titoli poco accattivanti, copertine poco attraenti…poi lui, i suoi titoli, le sue copertine: blu, con cornici di collage di immagini varie, intriganti e un po’ caotiche. È stato amore a prima vista.

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L'articolo è suddiviso in:


L'autore

Nato Christopher Robison a Pittsburgh nel 1965, cambia legalmente il proprio nome a diciotto anni, in un tribunale di Boston: da allora sarà Augusten Xon Burroughs, nome ritenuto “più da scrittore”. Dopo un’infanzia e un’adolescenza che definire “strane” sarebbe eufemistico, a ventitré anni si trasferisce a New York per intraprendere, dopo vari lavori, la carriera di pubblicitario prima e di scrittore poi. Dichiaratamente gay, si autodefinisce come uno dei più venduti autori LGBTQ+ di tutti i tempi.


È autore di 8 memoirs, pubblicati tra il 2002 e il 2019, un romanzo, un libro di auto-aiuto e un libro illustrato per bambini. Correndo con le forbici in mano, del 2002, è stato settanta settimane nella classifica dei New York Times bestsellers. Dry, del 2003, vent’anni dopo è ancora un libro fondamentale per le comunità di recupero dall’alcolismo.


La vita di Augusten Burroughs sembra quella di un romanzo scritto male: una famiglia disfunzionale, un fratello che se ne va via di casa in giovane età, un padre assente, una madre la cui salute mentale è appesa a un filo sottilissimo. Poi una famiglia adottiva che, se possibile, è ancora peggio. È New York, che dà tanto quanto toglie, che lo porta all’apice e con estrema facilità lo getta via come fosse una bambola rotta.

Ad oggi Augusten Burroughs vive in Connecticut, con il marito e i cani, lavorando al prossimo libro.

 

In Italia è stato pubblicato da Alet, piccola casa editrice padovana nata nel 2005 per un’iniziativa di Emanuela e Federico Tosato e azionista di maggioranza della casa editrice Beccogiallo, specializzata in fumetto di impegno civile. Nel 2012 sia Alet che Beccogiallo sono entrate a far parte del gruppo editoriale Fandango, di cui facevano già parte Fandango libri, Coconino Press e Playground. Attualmente l'unico testo di Burroughs ad essere tradotto in Italia è Correndo con le forbici in mano, pubblicato dalla Minimum Fax, casa editrice indipendente nata nel 1994 con sede a Roma.


Una panoramica sulla famiglia Robinson


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Margaret Robinson. Credits: Masslive.com

Sua madre, Margaret Robison, è stata una poetessa e scrittrice, scomparsa nel 2015.

Autrice, tra gli altri, di Long journey home. A memoir. È un personaggio molto importante in Running with Scissors e viene nominata spesso anche in Dry.

È una donna complicata che complica anche la vita del figlio rimasto a casa dopo la fuga del fratello maggiore. Se avete dimestichezza con l’inglese, vi consiglio di ascoltarla leggere alcune delle sue poesie a questo link.


 

Suo padre, John Robison, è stato professore di filosofia all’Università del Massachusetts ed è venuto a mancare nel 2005. È il personaggio centrale di A wolf at the table, pubblicato negli USA da St. Martin’s Press nel 2008.

Se in Correndo con le forbici in mano il padre è una figura marginale, propedeutica più che altro alla follia della madre, in A Wolf at the table diventa il barbablu di Burroughs che in 256 pagine ripercorre il suo rapporto turbolento con il padre.


Nella fiaba di Perrault, Barbablu è un uomo spaventoso che sposa una donna dopo l’altra imponendo loro un unico divieto: tutto il palazzo è a loro disposizione, tranne una stanza, di cui pure hanno la chiave, ma che dovrà restare tassativamente chiusa. La curiosità vince sul divieto del marito e le donne, una dopo l’altra, aprono la stanza proibita. Scoperte dall’uomo, verranno uccise tutte tranne l’ultima, che riesce a scampare alla morte chiedendo aiuto ai propri fratelli. Barbablu è un uomo terribile, dispotico e crudele, molto simile a un orco; un padre padrone al cui potere pare impossibile sfuggire e così Burroughs pare vedere suo padre.

 

 

John Elder Robison è il fratello maggiore di Augusten Burroghs.

Nato nel 1957, lascia la sua problematica famiglia in giovane età, evento raccontato dal Burroughs tredicenne in Correndo con le forbici in mano.

Come il fratello, anche John Robison è uno scrittore, autore di Look me in the Eye in cui racconta della sua vita con la Sindrome di Asperger, una forma di autismo che gli è stata diagnosticata soltanto a quarant’anni.

É autore anche di Be different, Raising Cubby e Switched on.

È un attivista dell’Autism rights movement.




I temi e lo stile delle opere di Augusten Burroughs

I memoirs come Running with Scissors e Dry non sono esattamente il mio genere preferito: adoro il fantasy, mi piacciono molto i noir e apprezzo i romanzi storici. Le autobiografie non sono tra i libri che attirano la mia attenzione, di solito. Ma c’è stato qualcosa, in questi due libri, che mi hanno catturata come fossero un gorgo: lo stile, probabilmente, oltre alle vicende tutt’altro che scontate.


Running with Scissors racconta dell’infanzia e dell’adolescenza di Christopher/Augusten prima con sua madre Deirdre (pseudonimo di Margaret), e poi con i Finch (nome fittizio della famiglia dello psichiatra R. H. Turcotte): infanzia e adolescenza di cui vi troverete a leggere con incredulità. Disturbi psichiatrici, promiscuità, condizioni igieniche inadeguate, pedofilia…tutto raccontato senza un briciolo di ornamento, duro e crudo come era nella realtà.


Dry ci introduce, invece, nel mondo dei “grandi”, degli adulti, la cui problematicità era venuta già fuori in Running with Scissors. Senza troppi sforzi leggerete del Christopher/Augusten adulto, pubblicitario ricco e affermato, alcolizzato e dipendente da antistaminici che viene gentilmente indirizzato alla disintossicazione. Alcolizzati, tossici, persone problematiche su più fronti diventano i protagonisti di questo memoir la cui copertina appare estremamente accattivante e attraente.

 

Come avrete modo di scoprire se vi avventurerete, come ho fatto io, nel mondo di Burroughs vedrete che niente vi verrà risparmiato: non le brutture, non i termini crudi, non i tratti disgustosi di una vita condotta sull’orlo dell’abisso.

Breve, conciso, realistico: ecco come definirei lo stile di Augusten Burroughs.

Se avesse descritto diversamente gli eventi traumatici della sua vita probabilmente non avrebbe ottenuto il successo che invece ha raggiunto. Una vita di merda, passatemi il francesismo, non può essere descritta con termini delicati o smielati.


Correndo con le forbici in mano



Running with Scissors – A memoir, edito dalla St. Martin’s Press di New York nel 2002, è la narrazione della vita tardo-infantile e adolescenziale di Christopher/Augusten.

 

I suoi ricordi, ricostruiti grazie ai diari ossessivamente compilati fin dalla più tenera età, si estendono per 300 pagine, divise in ventisette capitoli più l’epilogo.

Ogni capitolo racconta un episodio che poi va a inserirsi, come la tessera di un puzzle, in un disegno più grande, confusionario e a tratti disturbante, un po’ come un quadro di Hyeronimus Bosch.

 

Che poi, se fosse soltanto la narrazione di un ragazzino cresciuto con una madre disturbata che lo dà in adozione non vedrei nemmeno troppo la novità. D’altronde è un po’ un classico quello del derelitto che si risolleva e che riesce ad emergere socialmente, nonostante le terribili avventure che si trova a vivere.

 

Il punto, qui, è che a adottare il protagonista è lo psichiatra della madre: un omaccione che secondo Augusten somiglia molto a Babbo Natale e che “gestisce” una disfunzionale famiglia di disadattati.

Uno psichiatra poco fedele alla moglie che prescrive farmaci come fossero caramelle, che ospita in casa propria i pazienti e che adotta i figli di alcuni di loro. Uno psichiatra a cui, anni dopo, verrà ritirata la licenza per frode assicurativa.

Una serie di ragazzi, più o meno problematici, diventano così i fratelli e le sorelle adottive di Augusten che si cala, perfettamente e in poco tempo, nel clima caotico di casa Finch.

 

Un po’ come Augusten, anche noi lettori non percepiamo immediatamente il disagio serpeggiante in questa grande e strana tribù: sembra quasi che i Finch arrivino come salvatori a strappare l’autore bambino ad una situazione familiare agghiacciante.

Alla fine, ci verrà da pensare che forse il protagonista è caduto dalla padella alla brace.

 

La narrazione è, senza dubbio, accattivante: mai patetica benché il protagonista avrebbe tutte le ragioni di lamentarsi, vivendo tra psicofarmaci e pedofili.

Viene qui meno quell’idea, radicata in noi, secondo cui quando siamo bambini degli adulti ci si possa e ci si debba fidare, essendo questi ultimi le persone deputate non solo alla nostra educazione, ma anche alla nostra tutela generale. Il rovesciamento è totale e diventa, in seguito alla lettura, chiaro o per lo meno comprensibile perché l’Augusten adulto abbia così tanti problemi di dipendenze.

 

Il libro termina con la fuga – da sua madre, dai Finch, dal se stesso del passato – e in qualche modo questa fuga mette un punto all’adolescenza di Burroughs. Ha sperimentato cose che nessun bambino dovrebbe sperimentare, è sopravvissuto nonostante sia profondamente ferito e ora è pronto ad andare avanti, ma deve farlo lontano da dove è vissuto fino a quel momento.

 

In Italia è uscito nel 2004, tradotto da Giovanna Scocchera, edito da Alet. L’attuale edizione è stata pubblicata da Minimum Fax, sempre a cura di Giovanna Scocchera, nel 2021.


Dry - A memoir

In questo secondo memoir del 2003, edito in Italia da Alet nel 2005 e tradotto da Annamaria Raffo, Burroughs analizza e racconta il suo percorso di alcolista in disintossicazione e lo fa mettendosi a nudo e lasciandosi guardare dal lettore.


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Copertina di "Dry" edito Alet Edizioni

Ma, a differenza di quello che si potrebbe pensare e perfettamente in linea con Correndo con le forbici in mano, non si lascia andare a piagnistei inutili, non racconta la sua esperienza ricoprendola di una patina di pateticità melensa.

No, Augusten Burroughs lo fa senza peli sulla lingua, senza edulcorare pensieri che ci danno l’idea di un uomo egoista ed egocentrico.

 

Augusten Burroughs è sia egoista che egocentrico, è bravo nel suo lavoro ed è consapevole di esserlo. È, a dirla tutta, una di quelle persone che odieremmo profondamente e per le cui cadute gioiremmo.

E Augusten Burroughs cade, rovinosamente, oserei dire.

 

Come tutti quelli che vivono sul filo del rasoio, ad un certo punto Augusten fa un passo falso, anzi, più di uno: a lavoro commette un errore dopo l’altro, presentandosi sbronzo o addirittura non presentandosi.

I colleghi non tollerano più il suo comportamento e lo mettono di fronte a un bivio: la rehab o il licenziamento.

 

Iniziamo così, insieme ad Augusten, il suo percorso in clinica prima, a casa con il supporto degli Alcolisti Anonimi poi. Non è un percorso tutto dritto: Augusten inciampa e si perde, ritrova la strada e poi si perde di nuovo, fino al delirium che lo convince una volta per tutte della necessità di smettere di bere se vuole continuare a vivere.

Nel suo viaggio, come capita a tutti, incontra e perde persone, più o meno importanti, ma ogni incontro e ogni perdita risultano fondamentali per raggiungere la sua meta: la sobrietà.

 

Come già in Correndo con le forbici in mano, anche in Dry non ci viene nascosto niente della bruttura della dipendenza – emotiva e da sostanze – che affligge l’autore.

 

Il libro, questa volta, non termina con una fuga, ma con la decisione di restare e di ricominciare come persona pulita, conscia del fatto che la sua sarà una continua lotta per non ricadere in quelle dipendenze che hanno contrassegnato buona parte della sua vita adulta lasciando impronte indelebili.

 

Al momento la traduzione di Dry non è più in commercio, ma se sarete fortunati potrete trovarne qualche copia spulciando tra le bancarelle dei mercatini dell’usato.


Conclusioni

Se cercate il racconto di un orrore reale, se cercate il realismo dei bassifondi, delle vite condotte ai margini della società civile, allora accogliete nelle vostre librerie i memoirs di Burroughs e immergetevi quanto più potete nelle sue parole: ve lo prometto, non resterete delusi.



 

Luna agostini augusten burroughs

Autrice: Luna Agostini

classe 1995, legge cose fin dal primo giorno d’asilo: da allora non ha più smesso e non c’è niente che la renda felice come leggere sul mare cullata dal rumore delle onde, non importa cosa o dove legga.


Il primo ricordo di letteratura importante che ha risale alla quinta elementare. Quando nell’antologia trovò un estratto da “Cent’anni di solitudine” se ne innamorò a tal punto da trascorrere i tre anni successivi ad aspettare di diventare grande a sufficienza per poter leggere quello che è diventato il suo libro preferito in assoluto.

Indecisa e mutevole come il mare (a cui appartiene e che ama), ha trovato nelle Lettere uno dei suoi punti fermi.


Oltre a leggere fotografa, scrive racconti e recensioni, ascolta musica (infinito amore per l’Indie folk), viaggia.

Potete trovarla su Instagram come @luna28195 e come @lagherta95 anche su Efp, Wattpad e Ao3.

 

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