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Norwegian Wood di Murakami Haruki - Consiglio di Lettura

Updated: Oct 16, 2023

La costruzione della scrittura di Murakami è così impalpabile e squisita che ogni cosa egli scelga di descrivere vibra di potenzialità simbolica: una camicia stesa ad asciugare, dei ritagli di carta, un fermaglio a forma di farfalla.

Citazione dal The Guardian presente in quarta di copertina nell’edizione Einaudi Super ET del 2013

copertina di norweegian wood di murakami del consiglio di lettura su Voci di Carta vocidicarta.it vocidicarta

Norwegian Wood è un romanzo d’amore e di formazione, così definito dallo stesso autore, pubblicato per la prima volta nel 1987 e arrivato in Italia nel 1993 edito Feltrinelda Einaudi.

Murakami, come racconta in una nota presente nell’edizione italiana, inizia a scrivere il libro in una villa di Mykonos, a fine 1986, per poi spostarsi prima brevemente in Sicilia e poi infine a Roma, dove concluderà il suo racconto. Di tutte queste città parla con tenerezza e nostalgia e saranno importanti per la scelta del titolo.


Durante il soggiorno romano, Murakami racconta di aver ascoltato molto Debussy, motivo per cui il primo titolo che aveva deciso di dare al romanzo era Ame no naka no niwa, ovvero Il giardino sotto la pioggia. Ma sarà l’album dei Beatles “Sergeant Pepper’s Lonely Hearts Club Band”, che ascoltava col il suo walkman in una piccola taverna greca, a dargli lo spunto per il titolo definitivo.

Nel 2010, il regista Ttran Anh Hung ne ha tratto un film, partecipando alla mostra del Cinema di Venezia.


L'articolo è suddiviso in:


 

L’autore:

Haruki Murakami (村上 春樹 Murakami Haruki), nasce nel 1949 a Kyoto, baby-boomer figlio di due insegnanti di letteratura. E' proprio grazie ai genitori che potrà approcciarsi, fin da molto giovane, tanto alla letteratura giapponese quanto a quella straniera, tutti libri che gli permetteranno di avere una formazione a 360 gradi.


Nel 1975 si iscrive all’università di Wesada, dove studia drammaturgia e lettere. Sono anni di proteste studentesche per temi politico sociali, ma ciò che lo interessa di più, al tempo, sono la musica jazz, la letteratura ed il cinema, che frequenta assiduamente. Nel 1971 sposa la moglie Takahashi Yoko, dopo una lunga e profonda amicizia: insieme alla sua compagna di vita, lascia l’università per aprire un jazz bar. In quegli anni, la passione per la letteratura resta ardente, ma il pensiero di non essere ancora abbastanza esperto per scrivere un libro lo frena dall’intraprendere una carriera nel campo.


È solo nel 1978 che il suo talento sboccia: pubblica il romanzo d’esordio Ascolta la canzone del vento, grazie al quale vincerà il premio letterario Noma l’anno successivo, come scrittore emergente. Da quel momento, fino ad oggi, continuerà a scrivere libri, viaggiare per il mondo, insegnare, come docente universitario sia in Giappone che all’estero , e tradurre. Murakami è il traduttore giapponese delle opere letterarie e poetiche dello statunitense Raymon Carver, che considera uno dei suoi mentori letterari.

Nel 1996 ha vinto il prestigioso Premio giapponese Yomiuri per la letteratura e nel 2006 il Premio Franz Kafka, onore della Reapubblica Ceca all’omonimo autore.


La trama di Norwegian Wood:

Nel Giappone della fine degli anni ’60, fra un’università di Tokyo ed un istituto per la cura ed il recupero di persone affette da disturbi psichiatrici fra le montagne più remote e sconfinate, delle vite solo apparentemente diverse ma nel profondo molto simili, si incontrano, scontrano, amano, odiano.

Il protagonista è Toru Watanabe, uno studente che frequenta l’università di Tokyo e vive in una residenza studentesca, dove ha un compagno di stanza, soprannominato Sturmtruppen, alquanto bizzarro. Non ha molti amici, ama la musica ed il cinema, va a letto con alcune ragazze che gli vengono presentate dall’amico donnaiolo Nagasawa e svolge piccoli lavoretti in negozi e ristoranti per potersi mantenere.

Ma la vita di quello che sembra un normale adolescente è segnata da una profonda perdita: Toru ha perso il suo migliore amico del liceo Kizuki, il quale si è suicidato. Alla perdita di Kizuki è legata una parte del cuore di Toru: li resta infatti vicina Naoko, la fidanzata dell’amico defunto, di cui Toru non riesce a non innamorarsi. Bella, sensibile, dolce con lui ma purtroppo profondamente segnata dalla morte del fidanzato, sommatasi a molte vicende sfortunate che la ragazza ha dovuto affrontare nella sua vita.


Dopo una breve frequentazione con Toru, Naoko sarà costretta a sparire, rifugiarsi in una residenza psichiatrica fra le montagne per ritrovare sé stessa, liberandosi dai pesanti demoni che porta con sé. La aiuteranno in questo percorso lo stesso Toru, nella speranza di veder rifiorire la ragazza che ama e poter stare con lei, e Reiko Ikeda. Anche Reiko è una donna che, come Naoko, porta dentro molte ferite ed è dovuta fuggire dalla sua famiglia e dalla passione per la musica. Sarà per tutti un percorso durissimo.

L’altra parte del cuore di Toru è tormentata da Midori Kobayashi. Lei, al contrario di Naoko, ha capelli corti, carattere da maschiaccio, nessun pelo sulla lingua e nessuna vergogna nel dimostrare il suo amore e chiedere indietro l’affetto che dà. Midori nota Toru durante le lezioni in università e decide di conquistarlo. Seppur fidanzata, ma con un ragazzo che non si cura di lei e cerca di ostacolarla nell’esprimere sé stessa, si pone l'obiettivo di entrare a far parte della vita di Toru e ci riesce. Lo porterà nel suo piccolo mondo fatto di responsabilità familiari, con i genitori malati e la sorella pronta a lasciarla, sposandosi, ma anche tanta passione per la vita.


Lo invita a casa sua e cucina per lui, lo invita ad uscire, al cinema, ad ubriacarsi, perfino al centro commerciale, per rubargli un bacio e un Ti amo. Allo stesso tempo, però, non si farà trarre nella sua trappola, sparendo più volte nella speranza che sia lui per una volta a tornare da lei.

Ma, dietro a questo triangolo amoroso, si cela una storia molto più cupa, profonda e sicuramente non infantile come potrebbe sembrare.

Il protagonista:

Toru Watanabe è uno di quei personaggi che non riesci a capire fino in fondo fino a quando non hai letto l’ultima pagina del libro. Fino alla fine della storia, sembra un ragazzo calmo, a volte fin troppo, da sembrare quasi inerte, trascinato dal flusso della vita per come viene. Si alza la mattina e segue le lezioni universitarie, pulisce la sua stanza, va al cinema, ascolta musica, fuma sigarette, va a lavoro, esce con alcune ragazze.

Eppure, le relazioni che vive con le persone a lui più care portano fuori una persona tutto meno che ordinaria ed inerte. Toru è come un filosofo stoico, che affronta la vita nel bene e nel male senza mai perdere la forza verso i suoi obiettivi. Più di tutti, si prende cura di Naoko e non molla un attimo la presa. Quello per lei è un amore fortissimo e non ha paura di aspettare che guarisca per vivere insieme una storia d’amore felice e serena.



Si impegna con Midori: accetta i suoi inviti, cerca di renderla felice, darle attenzioni, ma allo stesso tempo non le nasconde l’amore che prova per Naoko. Ha affrontato un dolore indescrivibile, quello per l’amico Kizuki, al quale era profondamente legato, e l’ha superato in silenzio, portando dentro la ferita come un segno prezioso dell’amicizia che li ha legati.

Non è un personaggio facile: non riesci a capire se lo ami, per la sua gentilezza, il suo modo di vedere il mondo e affrontare la vita nonostante le difficoltà, oppure se, proprio per questo, lo odi, ti fa innervosire, ti fa venire voglia di gridare “Ma tu non ti arrabbi mai? Non ti senti rassegnato mai?”.

Alle fine del racconto, però, da una piccola crepa esce la sua umanità. Toru si lamenta della sua solitudine, una voragine incolmabile che porta dentro e, seppur in silenzio, lo fa soffrire. Ma ciò che più manca in lui è sapere chi è veramente. Partirà per un viaggio senza meta, nella speranza, dopo l’ennesimo dolore, di trovare sé stesso nella natura silenziosa, selvaggia e lontana dall’ordinario.

Lo consiglio perché:

Ho sempre letto molti libri ma, seppur ogni storia mi affascini a suo modo, si contano sulle dita delle mani quelli che davvero mi sono entrati dentro. Norwegian Wood è il primo libro di Murakami che io abbia letto, e come un primo bacio, non lo scorderò, forse, mai. Murakami tocca le corde dell’anima, la sua penna ha il potere di tenere incollati i lettori alle pagine che scrive, ti trascina nel suo mondo e ti fa innamorare.

Questa storia ha secondo me un potere catartico. Attraverso le vicende di Toru, costellate da tristissime pagine di lutti, amori irraggiungibili, responsabilità verso le persone care, delusioni e disillusioni, il lettore riesce ad immedesimarsi in questo ragazzo. Toru è tanto forte quanto fragile, come anche tutti gli altri personaggi che ha intorno, e leggendo possiamo trovare in loro dei compagni nei dolori e nelle difficoltà che costellano, più o meno, le nostre vite, nel bene e nel male.

Attraverso parole profonde e attente, Murakami riesce a far esprimere a Toru tutte le sue emozioni, in un racconto in prima persona retrospettivo, in memorie delle vicende della storia riportare alla luce da una canzone, Norwegian Wood dei Beatles, appunto.

Toru racconta la sua esistenza con un velo leopardiano di nostalgia e dolcezza, insieme a quel distacco che ci permette di vedere meglio ciò che è passato ma resta nel cuore.

Alla fine di questo libro si impara un po’ di più, un pezzo alla volta, ad affrontare la vita e noi stessi, avvolti in una nube di serenità che Murakami, come per me ogni pensiero del Giappone, sa evocare.

Nella prefazione all’edizione Einaudi, Giorgio Amitrano parla del fatto che questo libro è tanto amato quanto odiato da molti. I lettori abituali di Murakami, legati a storie di un genere mai troppo definitivo ma sicuramente tendenti al fantasy, sono rimasti delusi davanti ad un “romanzo realista troppo lungo e troppo cupo”. Parlandone con amici e amiche, non posso negare che questo duplice sentimento sia condiviso, eppure io, forse perché alla prima esperienza, sono rimasta stregata. Ma non è forse questo il potere e la forza dei libri: di essere sé stessi, dettati dall’urgenza dei loro autori ed autrici, senza curarsi troppo dell’apprezzamento che riceveranno?

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Autrice: Irene Lenzi

Classe 2001, studentessa di filosofia. Appassionata di arte, cinema, musica, moda ma soprattutto libri. Logorroica ma simpatica, sfortunata in amore e con una gran voglia di scoprire e raccontare, potete conoscerla meglio su instagram: @irn.lnz

1 Comment

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Marco Cardia
Marco Cardia
Jun 15, 2023

Ottima recensione, totalmente in accordo con il tuo commento. C'è poco da aggiungere

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