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"Il ciclista" di Mattia Poggioli

Da' retta a me, solo i coglioni vanno in giro in macchina.


Queste file lunghe di auto, questi musi tristi davanti agli ingorghi, tenere schiacciata la frizione, doverti muovere mezzo metro per volta, la cintura che ti stritola, il parcheggio che non si trova, tutti che si urlano contro e nemmeno capisci se ce l’hanno con te o con il vivavoce. Degli esauriti.

Esauriti e coglioni.


Poi la macchina d’estate è una fornace. L’aria condizionata fa pure male: te lo dico io che non prendo un raffreddore da dieci anni, proprio perché vado in bicicletta. Camminare non mi piace. Io la bici la prendo anche per andare al bar sotto casa. Ma poi soprattutto, la domenica mattina, caschetto allacciato e pedalare. E gli autisti che si incazzano, ci strombazzano che siamo in mezzo alla strada. C'è tutto lo spazio del mondo, non ci passi?! Cazzo ti compri il macchinone che sei da solo. Ma poi dove devi andare la domenica mattina? Ma sta’ a casa con tua moglie, con tuo figlio…


O vieni con noi in bicicletta!


Non sai le soddisfazioni che ti togli quando, dopo la faticata della salita, ti si apre davanti il panorama. Proprio non te lo puoi immaginare.


Oh, se non strombazzano non sono contenti. Almeno gli facciamo risparmiare qualche multa dell’autovelox. Ci dovrebbero ringraziare, altroché.


Insomma, io proprio non capisco perché ce l’hanno tutti coi ciclisti, comunque…

Dicevo, solo i coglioni vanno in giro in macchina, soprattutto d’estate. Io non guido mai. L’ultima volta che ho preso l’auto sarà stato tre settimane fa. Dovevo andare a prendere la suocera in stazione, che sul sellino con le valigie non mi ci stava. E io lo sapevo che finiva così. È che io siccome guido poco, praticamente è come se fossi sempre un neopatentato. Non sono agilissimo, capito? Però ti assicuro che era ancora giallo quando sono passato.


Quella cazzo di telecamera.


La multa? Macché, ancora non mi è arrivata, ma me l’hanno fatta, ci scommetto quello che vuoi. Quello è l’incrocio della morte. I carabinieri, quelle teste di cazzo, devono aver fatto qualche magheggio, te lo dico io. Hanno manomesso la telecamera, il giallo del semaforo che si spegne prima. Ogni occasione è buona per spillarci altri soldi, è una cosa che mi manda in bestia. Mia moglie dice che ancora non è detto, magari non me l’hanno fatta, ma io son sicuro che prima o poi la multa arriva. E allora lei se ne esce con i soliti “Che vuoi che sia”, “Pazienza, è andata così”, “Ci sono cose peggiori nella vita”, eccetera eccetera. Che poi è tutta colpa sua: poteva benissimo andarla a prendere lei con la macchina, è sua la madre, mica mia. Ma poi, anche quella lì, c’era bisogno di portarsi dietro tutta quella roba?! Me la caricavo sul sellino e via che in uno sbriscio eravamo a casa. Invece no, due valigie si è dovuta portare dietro quella maledetta. Ci fregano così: ci fanno comprare questo mondo e quell’altro, e poi ci fanno comprare le valigie da riempire con altra roba, e poi ci fanno comprare macchinoni dentro cui parcheggiamo culo e valigie, e poi tutti incastrati e stressati perché non trovano parcheggio. E io che mi tengo volutamente lontano da tutto questo, che conto sulle dita di una sola mano le volte che prendo la macchina… insomma proprio io devo essere multato, devo pagare e stare zitto e devo pure prenderla con filosofia?! No, non ci sto!


Ma tanto so già come fare. No no, non reclamo un cazzo. Le mie rivincite contro il sistema, le mie soddisfazioni me le tolgo in un altro modo. Come? Beh, te lo faccio vedere subito.




Eccoci qui, ecco l’incrocio della morte. Guarda che viavai di macchine e motorini. Sembrano una mandria di ippopotami con la diarrea. Bah, la mia filosofia è un’altra: io culo in fuori e pedalare. Sono una scheggia. Una scheggia impazzita. Mi sento un po’ Girardengo e un po’ Sante Pollastri. Sto sudando ma non importa. Stringo i denti. Io sono uno da resistenza, non sono abituato ad andare così forte. Ma fa niente. Sono vicinissimo al semaforo ed è ancora verde. Ormai sono veloce quanto le macchine. Adesso è giallo. Sto andando così veloce che sono in anticipo e mi tocca rallentare. Il cuore pompa come un operaio sovietico. La rivoluzione si fa anche e soprattutto nei piccoli gesti. I piccoli gesti. I piccoli grandi gesti. Pugno alzato, saluto romano, segno della croce… niente di tutto questo. Io sono un democratico. E anche la democrazia ha il suo gesto. Il suo piccolo grande gesto. Chissenefrega se la multa poi non arriva. È una questione di principio. In democrazia è sempre una questione di principio.


Scatta il rosso.

Passo io.

Senza mani.

Mi giro.

Guardo verso la telecamera.

Puntare, mirare e fuoco.

Come Alberto Sordi, come Beppe Grillo, come Umberto Bossi, come Mara Maionchi.

Toh!

Multatemi questo, imbecilli! Perché niente è più democratico, più liberatorio, più solenne del gesto dell’ombrello.


Quando gli arriverà la fotografia mi prenderanno per pazzo. Sì, lo sono. Provaci a ragionare col pazzo, non ce la fai. Qui comando io e basta. Carabinieri teste di cazzo! Con tre punti esclamativi, così!!!


Accosto su un lato e freno. Riprendo fiato. Una bella boccata tra gli scarichi delle macchine. Un pedone che ha visto tutta la scena si avvicina e mi chiede perché ho fatto quel gesto. Gli rispondo che quella era una battaglia tra me e loro.

“Loro chi?” mi chiede.

“Loro, loro” gli ripeto.

E quello ride. Ma che cazzo ride?! Non lo capisci che siamo in trincea? Sveglia! In maiuscolo e con tre punti esclamativi, così: SVEGLIA!!! Bah, quello ride. Ridi che la mamma ha fatto gli gnocchi.


Riposiziono la bici. Aspetto che il tizio se ne vada. Intanto, riprendo un altro po’ fiato. La strada è libera. Che poi non fa neanche tanta differenza: col traffico o meno, con la pioggia o con il sole, io sempre in sella e pedalare.

E via che si ricomincia con la vita e gli affanni di tutti i giorni, ma questa volta però con una marcia in più. Se non altro, mi sono tolto una soddisfazione.

Sì, mi son proprio tolto una bella soddisfazione.



il ciclista mattia poggioli la settimana creativa vocidicarta.it vocidicarta voci di carta


 

Autore: Mattia Poggioli

è nato a Rimini nel 1996. Umanista Digitale a Pisa, è un developer con una repository su GitHub in cui conserva racconti scritti in markdown. Ha un insospettabile passato come lontra di fiume; un passato con cui non ha ancora fatto i conti.

L'episodio del gesto dell'ombrello raccontato ne "Il ciclista" è tratto da una storia vera.

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